Come il cervello acquisisce memoria immunologica dei microrganismi intestinali

 

 

ROBERTO COLONNA

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 26 settembre 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: RECENSIONE]

 

L’asse intestino-cervello continua ad essere al centro dell’interesse neuroscientifico e l’influenza dei microrganismi intestinali sulle cellule T CD4+ ha visto un intensificarsi degli studi immunologici, anche alla luce di quanto sta emergendo dalla ricerca. Ad esempio, è stato accertato che le infezioni elmintiche intestinali modificano la composizione di cellule T CD4+ della pelle, che l’infiammazione dell’intestino promuove una neuroinfiammazione microbiota-specifica, mediata da T CD4+; ancora, sono stati analizzati di recente i ruoli immunitari distinti degli strati meningei nell’autoimmunità del sistema nervoso centrale.

Proprio la centralità del ruolo delle meningi nell’influenza del microbiota intestinale sul cervello è stata a lungo trascurata per mancanza di conoscenze specifiche. Le meningi costituiscono un mezzo morfo-funzionale, allo stesso tempo di protezione-separazione e relazione selettiva del sistema nervoso centrale con la periferia; in particolare, il primo filtro al sangue contenente microrganismi sfuggiti dall’intestino (leaky gut) è costituito dai seni venosi della dura madre, che drenano il sangue di encefalo e midollo spinale insieme con quello proveniente dal midollo delle ossa craniche, e sono parte di una rete vascolare che include l’endotelio fenestrato, attraverso cui possono passare i microrganismi presenti nel circolo periferico. Questa evenienza ha determinato lo sviluppo nei seni venosi della dura madre di grandi aggregazioni di differenti popolazioni di cellule immunitarie.

Un nuovo studio, condotto da Aaron Fleming e colleghi, ha rivelato un collegamento diretto tra immunità intestinale e durale, che consente alla pachimeninge di acquisire memoria immunologica di microrganismi dell’intestino, la principale fonte di patogeni provenienti dal sangue, capaci di raggiungere il cervello attraversando le fenestrature dei vasi durali.

(Fleming A. et al., Intestinal infections establish antigen-specific, long-lived CD4+ T cells in the brain and meninges. Nature Neuroscience – Epub ahead of print doi: 10.1038/s41593-026-02428-4, 2026).

La provenienza degli autori è la seguente: Molecular Immunity Unit, University of Cambridge Department of Medicine, Cambridge (Regno Unito); Cambridge Institute of Therapeutic Immunology and Infectious Diseases, University of Cambridge, Cambridge (Regno Unito); Cellular Genetics, Wellcome Sanger Institute, Hinxton (Regno Unito); Pathogen Genomics, Wellcome Sanger Institute, Hinxton (Regno Unito); Department of Life Sciences, Imperial College London, London (Regno Unito); Department of Molecular Biology, Center of Molecular Biology Severo Ochoa, Madrid (Spagna); Center for Immuno-Oncology, Nuffield Department of Medicine, University of Oxford, Oxford (Regno Unito).

Aaron Fleming e colleghi hanno rilevato e dimostrato che il cimento immunitario di origine gastrointestinale, costituito da elementi intracellulari o batteri e parassiti extracellulari, rimodella la natura delle cellule T CD4+ della dura madre, cambiando gli stati di polarizzazione dominante per i linfociti T helper (TH) TH1, TH17 e TH2, rispettivamente, con differenti profili citochinici.

Questo effetto si verifica grazie a una migrazione CXCR6-CXCL16-dipendente di cellule T CD4+ attivate dell’intestino nel sistema nervoso centrale, dove tali cellule stabiliscono popolazioni a memoria di lunga vita intorno ai seni venosi della dura madre, all’interno degli aggregati linfoidi e nel cervello.

Il prosieguo dell’osservazione sperimentale ha rilevato che, funzionalmente, queste cellule T CD4+ della pachimeninge oralmente sensibilizzate erano capaci di risposte rapide, antigene-specifiche, di richiamo, proliferazione e produzione di citochine per effetto di un rechallenge endovenoso.

Fleming e colleghi, concludendo, sottolineano che il loro studio ha rivelato un collegamento diretto tra immunità intestinale e durale, accertando che le strutture di confine del sistema nervoso centrale acquisiscono memoria immunologica dei microrganismi intestinali, i principali patogeni circolanti col sangue nell’organismo e capaci di attraversare i piccoli vasi fenestrati della pachimeninge.

 

L’autore della nota ringrazia la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle recensioni di argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).

 

Roberto Colonna

BM&L-26 settembre 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

 

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