Notule

 

 

(A cura di LORENZO L. BORGIA & ROBERTO COLONNA)

 

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 20 giugno 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: BREVI INFORMAZIONI]

 

Grandi Scimmie Antropomorfe: differenze cognitive con l’intelligenza umana. Lo studio delle variazioni nelle abilità cognitive ha un’importanza cruciale per comprendere sia l’evoluzione che lo sviluppo dell’intelligenza di una specie. In questo modo, un nuovo studio ha individuato caratteristiche della cognizione dei primati più vicini all’uomo differenti da quelle della nostra intelligenza. Manuel Bohn e colleghi hanno esaminato stabilità, struttura e prevedibilità delle differenze individuali nelle abilità cognitive in grandi scimmie antropomorfe (Great Apes), attraverso una gamma di domini, quali cognizione sociale, ragionamento relativo alle quantità, funzione esecutiva e ragionamento inferenziale. I ricercatori hanno somministrato 6 compiti a 48 grandi scimmie provenienti da 4 specie (gorilla, scimpanzé, orango e bonobo), per 10 sessioni nel corso di un anno e mezzo. La prestazione nel compito era più sicuramente prevista da caratteristiche stabili e specifiche di un individuo che da variabili temporanee o del livello di gruppo.

Manuel Bohn e colleghi hanno trovato correlazioni positive tra compiti non sociali. Al contrario, e differentemente da quanto accade nell’uomo, i compiti che misuravano la cognizione sociale non presentavano correlazione, né fra loro, né con compiti non sociali. Mentre le abilità sociali umane si sviluppano in blocchi coesi, quelle delle scimmie antropomorfe si sviluppano singolarmente e indipendentemente l’una dall’altra, rivelando un’architettura cognitiva propria, non interpretabile alla luce dei correnti modelli umano-centrici di evoluzione della cognizione. [Cfr. Psychological Science – AOP doi: 10.1177/09567976261434817, 2026].

 

Malattia di Alzheimer: associazione delle catepsine al rischio di sviluppare la demenza. La patologia alzheimeriana è caratterizzata da una complessa disfunzione proteolitica lisosomiale, ma il ruolo delle catepsine è ancora poco definito. Zhang e colleghi della Tongji University School of Medicine hanno realizzato uno studio di osservazione integrato con un’analisi genetica per verificare il ruolo della famiglia proteica delle catepsine nel rischio patologico.

Fra le catepsine studiate, la CTSL costituiva il segnale più coerente in tutte le analisi osservazionali, mostrando associazione con la diagnosi di malattia di Alzheimer, con cattive prestazioni cognitive e ridotto volume dell’ippocampo e di tutte le regioni cerebrali considerate vulnerabili al processo neurodegenerativo. [Cfr. Neuromolecular Medicine – AOP doi: 10.1007/s12017-026-08933-w, 2026].

 

Rilascio sinaptico rapido e lento: il doppio meccanismo delle sinaptotagmine. Il rilascio rapido o lento del neurotrasmettitore è innescato da distinte sinaptotagmine, che agiscono da sensori del Ca2+, Lei Li e colleghi, per stabilirne il meccanismo, hanno impiegato il nematode geneticamente trattabile Caenorhabditis elegans, dimostrando che due sinaptotagmine, ST-1 e ST-3 contano su interazioni con i complessi SNARE e le membrane plasmatiche, presentando differenti meccanismi regolatori per facilitare il rilascio rapido rispetto a quello lento. I risultati dello studio rivelano un meccanismo evoluzionisticamente conservato in cui due sensori del calcio regolano la trasmissione sinaptica. [Cfr. PNAS USA – AOP doi: 10.1073/pnas.2532992123, 2026].

 

Neuroradiologia: un metodo didattico nuovo e più efficace per superare annosi problemi. La neuroradiologia rimane una delle branche di più difficile insegnamento e apprendimento nell’intero curriculum di studi medici, soprattutto per le difficoltà presentate già dalla neuroanatomia umana. Wieslaw L. Nowinski propone un approccio didattico nuovo alla materia centrato sullo studio e sull’analisi di sequenze di immagini e video, che affrontano tutti i problemi di resa rappresentativa della morfologia normale e patologica, conferendo subito e primariamente una competenza visiva, da affinare con intense esperienze pratiche di comparazione e riconoscimento. [Cfr. The Neuroradiology Journal – AOP doi: 10.1177/19714009261460775, 2026].

 

Dopamina e cognizione: perché perseverare nell’errore di livello se lo conosciamo da tempo? La cognizione umana, come tutte le funzioni psichiche, si basa su complesse interazioni del livello delle reti, entro cui le specializzazioni di singoli circuiti forniscono un apporto di fondamentale importanza per le sintesi alla base delle astrazioni del pensiero, del ragionamento o del calcolo. Il livello dei neurotrasmettitori, che obbedisce alla logica della mediazione recettoriale di attivazione o inibizione di neuroni è paragonabile al livello dei processi-macchina dei nostri dispositivi elettronici, per cui non ha più senso chiedersi qual è il ruolo di un trasmettitore sul pensiero di una persona, di quanto ne abbia chiedersi quale sia il ruolo di un costituente del processore del nostro computer sui contenuti di ciò che noi scriviamo. Tuttavia, questa logica sviluppata più di mezzo secolo fa in seno alla neurofarmacologia, continua ad avere i suoi paladini nella comunità neuroscientifica. Per rendersi conto di quanto sia fallace pensare alla cognizione umana e animale in termini di singoli neurotrasmettitori è istruttiva la lettura del commentario di M. Victoria Puig su PNAS USA dal titolo: Revisiting dopamine function in cognition through abstract decision-making. [Cfr. PNAS USA – AOP doi: 10.1073/pnas.2611090123, 2026].

 

Sindrome di Down: Proceedings of the 5th International Conference of the Trisomy 21 Research Society. Su Neuromolecular Medicine sono stati pubblicati gli atti della quinta conferenza internazionale della Trisomy 21 Research Society, fondata nel 2014 e impegnata in uno sforzo volto a tradurre i progressi della ricerca scientifica in miglioramento della salute e della qualità della vita di persone affette da trisomia 21, la causa genetica (citogenetica) più comune di disabilità intellettiva. Fabio Di Domenico e i numerosissimi colleghi che hanno partecipato alla conferenza propongono le sintesi dei principali contributi, che riflettono i più recenti progressi della ricerca clinica sulla sindrome di Down, nello sviluppo di biomarker e nell’innovazione terapeutica. [Cfr. Neuromolecular Medicine – AOP doi: 10.1007/s12017-026-08921-0, 2026].

 

Discussione a Firenze su una neurodiagnosi posta su un cranio di 3500 anni fa. L’applicazione delle metodiche di neuroimmagine allo studio di mummie e reperti fossili sta dando esiti di straordinario interesse storico. Brunetto Chiarelli, che con i suoi studi sulla paleobiologia degli Egizi ha aperto una via maestra di studi condotti in tutto il mondo, lasciando una traccia culturale particolarmente significativa nella città di Firenze, è stato docente di alcuni nostri soci che hanno dedicato all’anatomista, paleobiologo e antropologo fiorentino che il prossimo luglio compirà 92 anni, un incontro per discutere degli esiti di uno studio presentato per la prima volta da noi nelle “Notule” del 6 marzo 2021, col titolo: TC del cranio di un Faraone egiziano rivela le cause di morte dopo 3500 anni.

Qui di seguito si riassumono gli esiti dello studio originale e della discussione. Il Faraone Seqenenre Taa II morì per ferite da traumi cranici multipli dovuti a colpi inferti con armi diverse sulla testa. La scansione tomografica estesa al resto del corpo e studiata con metodologia medico-legale ha anche consentito di dedurre che il capo teocratico egiziano aveva le mani legate dietro la schiena al momento dell’omicidio.

I ricercatori hanno ricostruito con storici egittologi che Seqenenre Taa II fu probabilmente catturato e ucciso dagli Hyksos durante una battaglia con gli Egiziani che tentavano di estrometterli dai propri territori occupati da questo popolo. Reperti archeologici di cinque diverse armi degli Hyksos sono risultati compatibili con la morfologia delle ferite. Gli storici ritengono che l’uccisione di Seqenenre Taa II abbia motivato i suoi successori alla riunione di tutti i territori egiziani nel nuovo regno che andò dal XVI all’XI secolo a.C. [Cfr. Sofia Moutinho on “Science” from Saleem S. N. et al. Front Med. AOP – doi: 10.3389/fmed.2021.637527, 2021]. Nella discussione si è evidenziata la possibilità di impiegare lo stesso metodo di studio per porre fine ad alcune controversie storiche, nate quando non era ancora possibile un accertamento scientifico di cause della morte e, conseguentemente, di fatti ad essa connessi. [BM&L-Italia, giugno 2026].

 

Storia della scoperta della trasmissione sinaptica. Ottava Parte – L’esperimento che dimostra che l’ACh è il mediatore della giunzione neuromuscolare viene eseguito da ricercatori sfuggiti alla persecuzione nazista. La scorsa settimana ci siamo lasciati con l’annuncio di un importante esperimento condotto da Feldberg con Dale e Marthe Vogt nel 1936, ossia la prima prova sperimentale della neurotrasmissione colinergica al di fuori del sistema nervoso autonomo. Ma è importante, a questo punto, dare un’idea di ciò che stava accadendo nella comunità scientifica impegnata nella ricerca sul sistema nervoso, perché seguendo il filo temporale degli studi di Felberg, dopo quelli di Dale, può sembrare che si stesse concordemente procedendo verso la comune definizione delle sinapsi come strutture specializzate in rilascio e recezione di una molecola trasmettitrice che consente il passaggio dell’impulso nervoso da una cellula all’altra.

Non era affatto così: si era negli anni che precedettero la II Guerra Mondiale, e la riduzione di occasioni di incontro e scambio fra scuole scientifiche aveva finito per radicalizzare le posizioni fra sostenitori della mediazione chimica e sostenitori della trasmissione esclusivamente elettrica; fra questi ultimi vi erano alcuni che, accettando la dimostrazione dell’azione dell’acetilcolina nelle sinapsi muscariniche, conducevano esperimenti per dimostrare che nelle giunzioni colinergiche nicotiniche, cioè quelle che continuavano a funzionare dopo aver bloccato con l’atropina i recettori muscarinici, il passaggio di corrente elettrica avveniva senza bisogno del neurotrasmettitore. In altre parole, quella che a noi oggi appare come l’apertura della via maestra per la scoperta della neurotrasmissione come fenomeno di mediazione chimica con gli attuali 52 neurotrasmettitori conosciuti, per costoro era solo un’eccezione che avrebbe confermato la regola della propagazione elettrica diretta dalla membrana presinaptica alla membrana post-sinaptica.

La contrapposizione fu definita “Soup versus Spark Controversy” (lett.: la controversia della zuppa contro la scintilla), con tanto di soprannome per gli esponenti delle opposte fazioni: Soups, per i sostenitori della molecola mediatrice, e Sparks per quelli che credevano nella propagazione esclusivamente elettrica. I sostenitori della propagazione diretta dell’impulso continuavano a fornire dati temporali, come i pochi millisecondi impiegati nel passaggio della depolarizzazione nelle sinapsi nicotiniche, insufficienti per i meccanismi di rilascio, legame al recettore e induzione dei cambiamenti post-sinaptici.

Intanto, un giovane biologo di Lipsia, Bernard Katz, fu costretto per le sue origini ebraiche a lasciare la Germania nazista e a rifugiarsi a Londra, dove poté studiare e lavorare come elettrofisiologo presso il College dell’Università sotto la supervisione di Archibald Vivian Hill. Katz fu subito un’entusiasta sostenitore della neurotrasmissione chimica e del ruolo dell’acetilcolina quale mediatore, venendo arruolato dai divulgatori scientifici fra i Soups.

I neurofisiologi tedeschi erano rimasti in maggioranza convinti della propagazione elettrica diretta nelle sinapsi, e non mancavano di notare che due capofila della fazione opposta, come Feldberg e Katz, fossero Ebrei. Non vi fu fra gli intellettuali nazisti una presa di posizione netta quale quella che fu assunta nei confronti della psicoanalisi, liquidata con disprezzo come “scienza ebraica” o Jüdische Wissenschaft, ma si tendeva a considerare la deduzione di una mediazione chimica, laddove sembrava che non vi fossero i tempi, come una tipica elucubrazione ebraica, che ai loro occhi raggiungeva l’apice nell’assurda idea della mediazione chimica nelle sinapsi del cervello[1].

È vero che tutto quanto era stato studiato circa la fisiologia sinaptica da Langley, Elliot, Dixon, Dale, Feldberg e tutti i loro collaboratori era sempre relativo al sistema nervoso vegetativo, o “autonomo”, come lo aveva chiamato Langley, e dunque nulla autorizzava a ritenere che potesse valere per le connessioni somatiche o che si potesse addirittura generalizzare a tutto il sistema nervoso. Anche se, fra le opinioni correnti, circolava un’altra idea, principalmente sostenuta dagli allievi di Langley: abbiamo ottenuto questi risultati sul sistema autonomo, perché la sua organizzazione periferica semplice e completa è facilmente accessibile e si presta a costituire un sistema sperimentale che consente verifiche certe, ma è lecito supporre che i principali risultati, fino a prova del contrario, siano effetto di meccanismi biologici universali. Tuttavia, la maggioranza dei fisiologi riteneva che la velocità di conduzione molto più alta degli assoni dell’innervazione somatica rendeva poco probabile un meccanismo di mediazione molecolare dimostrato nel sistema autonomo, che era tutto complessivamente più lento. Si comprende, dunque, l’importanza di un esperimento sull’innervazione motoria di muscoli volontari, come quello condotto da Felberg, Dale e Vogt.

A questo punto è doveroso spendere qualche parola sulla straordinaria figura di Marthe Vogt, prima donna neuroscienziata nel senso attuale del termine, nata da genitori entrambi medici e ricercatori nell’ambito della neuroanatomia funzionale del cervello; in particolare, il padre, Oskar Vogt, dirigeva il Kaiser Wilhelm Institut per la Scienza del Cervello, poi divenuto il Max Planck Institut per la Ricerca sul Cervello di Francoforte sul Meno, e sua madre indagava aspetti connessi con la neurologia clinica. Marthe studiò Medicina e Chimica, conseguendo il dottorato in entrambe le discipline, e divenne assistente di Paul Trendeleburg, la cui morte prematura indusse le autorità accademiche a nominarla capo della Divisione di Chimica del Kaiser Wilhelm Institut per la Scienza del Cervello a soli 28 anni.

Marthe si espresse pubblicamente contro l’espulsione degli Ebrei dalle istituzioni accademiche e scientifiche; allora, anche in considerazione delle posizioni anti-naziste assunte da suo padre Oskar, il ministro per l’arte, la scienza e l’educazione nazionale di Hitler, Bernhard Rust, licenziò padre e figlia. Marthe decise di espatriare in Inghilterra, e vi riuscì ottenendo una borsa di studio della fondazione Rockfeller, che le consentì di lavorare con Wilhelm Feldberg, anche lui borsista della Rockfeller. In Inghilterra cominciò la sua straordinaria e intensissima carriera, ma noi ora ritorniamo al lavoro del 1936, condotto con Dale e Feldberg.

La stimolazione del nervo ipoglosso, XII paio dei nervi cranici, come nervo motore dei muscoli linguali, in cani e gatti in cui il flusso degli assoni parasimpatici era stato eliminato agendo al livello della chorda tympani, e la stimolazione delle radici spinali anteriori motorie all’altezza dei neuromeri corrispondenti all’innervazione delle zampe posteriori, determinavano entrambe il rilascio di ACh associato alla contrazione muscolare. Si trattava, dunque, della prima dimostrazione del ruolo di mediatore dell’ACh nella giunzione neuromuscolare.

Nello stesso anno, Dale e Feldberg, questa volta lavorando con Sir George Lindor Brown, fisiologo della Royal Society, iniettarono ACh nell’arteria principale del muscolo gastrocnemio, ottenendo un’evidente contrazione, simile a quella prodotta con la stimolazione del nervo motore. Fecero poi un’importante esperienza di stimolazione del nervo ischiatico: lo stimolo elettrico in presenza di eserina (fisostigmina), ossia un bloccante dell’enzima colinesterasi che catabolizza l’ACh, invece di determinare una singola contrazione, scatenava una breve risposta tetanica. In altre parole, dimostrava in modo selettivo che era solo e proprio l’ACh la molecola rilasciata dal nervo per far contrarre il muscolo, perché bloccando con l’eserina la sua degradazione il muscolo continuava a contrarsi.

Tutte le prove sperimentali, nel dettaglio delle verifiche dei protocolli impiegati, dimostravano per la prima volta senza ombra di dubbio che l’ACh è il mediatore della giunzione neuromuscolare. Così, per la conoscenza strutturale dettagliata dei rapporti tra terminazioni nervose e fibrocellule muscolari, pur non trattandosi di una formazione interneuronica, la giunzione neuromuscolare divenne la prima sinapsi studiata e l’ACh il primo neuromediatore identificato con certezza.

 

 

[continua]

 

 

Notule

BM&L-20 giugno 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

________________________________________________________________________________

 

La Società Nazionale di Neuroscienze BM&L-Italia, affiliata alla International Society of Neuroscience, è registrata presso l’Agenzia delle Entrate di Firenze, Ufficio Firenze 1, in data 16 gennaio 2003 con codice fiscale 94098840484, come organizzazione scientifica e culturale non-profit.

 

 

 

 



[1] Freud respinse fieramente le accuse, dimostrando che le sue tesi erano state sviluppate secondo il metodo di ragionamento adottato nella scienza, senza alcun rapporto con la cultura ebraica, anzi prendendo le distanze da tutto il sapere religioso che improntava la cultura giudaico-cristiana, da lui ricondotto a radici di “pensiero magico” infantile. In effetti, l’ispirazione originaria per la concezione dell’inconscio, Freud la trasse dalla cultura greca e, le assurde tesi suggestive degli ideologi nazisti, secondo cui la tendenza interpretativa freudiana nasceva dalla cultura esegetica ebraica della Torah, sono destituite di fondamento: gli Ebrei avevano per circa tre millenni rifiutato ogni forma di interpretazione e la qabbalah rappresentò un fenomeno sottoculturale di epoca medievale, che poi interessò anche i cristiani; la stessa parola “esegesi” fu coniata da teologi cristiani, e l’esegesi rabbinica costituisce uno sviluppo storicamente recente influenzato dalla cultura cristiana. Infine, la “generalizzazione di un principio all’interno di un sistema fino a prova del contrario” è una tipica applicazione del metodo scientifico alle scienze biologiche, e dunque supporre che tutte le sinapsi centrali avessero un neurotrasmettitore non ha proprio nulla del modo di pensare attribuito dai nazisti agli Ebrei.