Meccanismo del ritorno della paura estinta nella BLA

 

 

GIOVANNA REZZONI

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 28 marzo 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: RECENSIONE]

 

Lo studio di meccanismi neurobiologici e processi neurofunzionali per la formazione di memorie emozionali, come quelle della paura, e per la loro estinzione, costituisce un ambito della ricerca di grande attualità ed estremo interesse, non solo in termini di progresso delle conoscenze neuroscientifiche di base, ma anche per il contributo che nuovi dati e nuove nozioni possono dare alla clinica dei disturbi d’ansia e da stress e, in particolare, alle strategie terapeutiche del disturbo post-traumatico da stress (PTSD).

È interessante notare l’interazione culturale e gli scambi informativi tra ricercatori di base e psichiatri che attivamente ha luogo in questo campo. Ad esempio, una delle tecniche più impiegate nella psicoterapia di fobie e inibizione fobica consiste nell’esposizione ripetuta e progressiva a una condizione di esperienza simile a quella che ha generato la sintomatologia, allo scopo di ottenere una progressiva estinzione della reazione patologica, ma non sono pochi gli psichiatri che considerano rischiosa la riesposizione dei loro pazienti agli stimoli generatori dei sintomi, e preferiscono affidare all’esperienza ripetuta di un’assenza totale di risposte da stress la progressiva estinzione dell’associazione patologica. La prudenza di questi psichiatri ha avuto un riscontro sperimentale: invece di aversi estinzione si è generalizzata la paura.

Due settimane fa abbiamo recensito un lavoro che ha individuato le basi neurobiologiche dell’effetto di generalizzazione della paura causata da un training finalizzato all’estinzione per esposizione nel topo. In altri termini, il training di estinzione per esposizione causa spesso l’effetto paradosso della generalizzazione della paura a stimoli innocui, e il meccanismo che la causa è stato individuato in un’iperattivazione di una via noradrenergica che connette il locus coeruleus al giro dentato dell’ippocampo[1].

La ricerca ha chiarito che le procedure di estinzione generano una nuova memoria che coesiste con la memoria originaria della paura, e ha accertato che gli interneuroni inibitori svolgono un ruolo molto importante in questo processo. Gli studi sono stati focalizzati prevalentemente sull’amigdala basolaterale (BLA), come struttura chiave per l’elaborazione degli stimoli minacciosi e dell’informazione emozionale, oltre che importante nel controllo della memoria della paura. I meccanismi della BLA alla base della competizione tra memoria della paura e memoria dell’estinzione non sono stati ancora definiti.

Per indagare questi meccanismi, Xu Zhang e colleghi hanno sviluppato una strategia chemogenetica che consente una sensibilità e specificità maggiore di quella delle tecniche consuete per contrassegnare i neuroni durante particolari periodi esperienziali e comportamentali. In tal modo, hanno mostrato evidenze causali che, l’inibizione di interneuroni GABAergici contraddistinti per l’estinzione nella BLA, compromette la rievocazione della memoria di estinzione, col conseguente ritorno della paura. Lo studio evidenzia il ruolo chiave per l’inibizione della paura degli interneuroni esprimenti SST nella BLA.

(Zhang X. et al., Identification of somatostatin+ inhibitory engrams for extinction in the basolateral amygdala. Proceedings of the National Academy of Sciences USA – Epub ahead of print doi: 10.1073/pnas.2511528123, 2026).

La provenienza degli autori è la seguente: Bio-X Institutes, Key Laboratory for the Genetics of Development and Neuropsychiatric Disorders (Ministry of Education), Center for Brain Health and Brain Technology, Global Institute of Future Technology, Institute of Psychology and Behavioral Science, Shanghai Jiao Tong University, Shanghai (Cina); Institute of Vibration Shock and Noise, State Key Laboratory of Mechanical System and Vibration, School of Mechanical Engineering, Shanghai Jiao Tong University, Shanghai (Cina); Department of Psychiatry and Behavioral Sciences, Emory University School of Medicine, Atlanta, GA (USA); Department of Pharmacology, University of North Carolina, Chapel Hill (USA); College of Dental Medicine, Western University of Health Sciences, Pomona, CA (USA); Department of Biomedicine, Graduate School of Medical Sciences, Kyushu University, Fukuoka (Giappone); Program in Neurosciences and Mental Health, Hospital for Sick Children, Toronto, ON (Canada); World Laureates Association Laboratories, Shanghai (China).

Gli engrammi inibitori[2] sono stati ipotizzati da tempo, ma il modo in cui tali tracce di memoria determinino i loro effetti nella regolazione della memoria della paura e della memoria dell’estinzione nell’amigdala basolaterale (BLA) finora non era stato definito. Partendo dalla nozione che le procedure di estinzione creano una nuova memoria che coesiste con la memoria della paura, e che gli interneuroni hanno un ruolo importante in questo processo, Xu Zhang e colleghi hanno sviluppato la loro strategia chemogenetica per indagare i meccanismi che controllano la competizione tra memoria della paura e memoria dell’estinzione nella BLA.

 La strategia, per individuare con alta sensibilità e specificità gli interneuroni GABAergici in rapporto alle fasi di attività, ha richiesto il targeting genetico di queste cellule per una manipolazione dipendente dall’attività. La tecnica ha consentito agli autori dello studio di mettere alla prova direttamente il ruolo funzionale di estesi gruppi di interneuroni inibitori reclutati durante il processo di estinzione della paura.

Zhang e colleghi hanno rilevato che, silenziando i neuroni BLA identificati come associati all’estinzione o stimolando i neuroni BLA identificati come associati all’acquisizione di paura, si aveva una recidiva della paura appresa in precedenza. Successivamente, i ricercatori hanno osservato che, silenziando gli interneuroni GABAergici della BLA o, più specificamente, silenziando le cellule GABAergiche contrassegnate per l’estinzione, si assisteva al ritorno di espressioni di paura che erano state eliminate dall’estinzione; invece, inibendo i neuroni GABAergici contrassegnati per l’acquisizione non si aveva la compromissione della rievocazione della memoria della paura.

L’insieme dei risultati emersi in questa sperimentazione indica che specifici engrammi inibitori GABAergici della BLA sono stabiliti durante l’estinzione, che interferisce con i circuiti neuronici esistenti associati alla paura e sopprime la memoria condizionata della paura.

Gli autori dello studio sottolineano che questi risultati forniscono nuove nozioni sui meccanismi neurali sottostanti il processo di estinzione e suggeriscono che i neuroni GABAergici della BLA possano considerarsi dei potenziali bersagli per interventi terapeutici nel PTSD e altre sindromi simili.

 

L’autrice della nota ringrazia la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle recensioni di argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).

 

Giovanna Rezzoni

BM&L-28 marzo 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

 

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[1] Note e Notizie 14-03-26 Perché la terapia di esposizione può peggiorare ansia e PTSD.

[2] Il termine engramma fu introdotto nel 1904 dal biologo tedesco Richard Semon, che lo adoperò nel suo saggio Die mneme per denominare la traccia neurale della memoria, quando non si conosceva ancora alcun meccanismo cellulare e molecolare di memoria. Attualmente si tende a impiegare il termine “engramma” quando c’è certezza sperimentale di una traccia di memoria, ma non si conosce il meccanismo che specificamente la codifica.