Schizofrenia e nucleo MD del talamo

 

 

GIOVANNI ROSSI

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 21 marzo 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: RECENSIONE]

 

La psicosi schizofrenica è la più grave alterazione psicotica che si incontra nella pratica psichiatrica e, sebbene i progressi compiuti nel trattamento abbiano migliorato il decorso e la prognosi per una buona percentuale di casi, continua a costituire una sfida per la psichiatria e le neuroscienze. La decisiva importanza dell’ereditarietà nell’eziopatogenesi, la definizione di alcuni meccanismi molecolari all’origine dei sintomi principali e i nuovi approcci sperimentali hanno contribuito a delineare un quadro più chiaro dei problemi da affrontare con metodi sperimentali. Un problema di difficilissima risoluzione rimane lo studio dei processi mentali alterati nei modelli sperimentali, perché non si possono riprodurre le strutture e le dinamiche del pensiero umano.

Tuttavia, di recente si è raggiunto un accordo circa l’alterazione di un meccanismo cognitivo semplice, che si ritiene possa spiegare, se non la “paralogica” dei deliri destrutturati, almeno perché la cognizione sembra perdere la spontanea organizzazione per classi concettuali e nessi logici elementari nell’endofenotipo cerebrale schizofrenico: è alterato il meccanismo automatico di aggiornamento di quelle strutture noetiche che corrispondono alle convinzioni, alle credenze, ai paradigmi di giudizio, e che sono rese con il vocabolo inglese “belief”.

Questa alterazione della capacità automatica del cervello umano di integrare nuove informazioni, elaborando sintesi aggiornate e adattate alla circostanza (belief updating), si ritiene che nella schizofrenia costituisca la base cognitiva del delirio. I sostrati neurali sottostanti questo aggiornamento di strutture cognitive di riferimento non sono noti, e in parte ciò è dovuto alla mancanza di modelli animali adeguati, con la conseguente impossibilità di ricavare informazioni mediante la lettura comportamentale, ossia una decodifica comparata, come si fa per i sintomi emozionali.

Tingting Zhou e colleghi hanno generato un topo portatore di una mutazione puntiforme associata alla schizofrenia e hanno realizzato le condizioni sperimentali ideali per studiarne il difetto cognitivo-comportamentale e la sua base neurofisiopatologica cerebrale. Le strategie di scelta di questi topi, messi a confronto con roditori a genotipo normale, rivelavano una difficoltà associata al mancato aggiornamento dinamico del valore in gioco nelle prove, ossia un difetto schematicamente simile a quello della cognizione schizofrenica. Il deficit comportamentale era associato alla riduzione di attività del nucleo mediodorsale del talamo.

(Zhou T. et al., Reduced mediodorsal thalamus activity underlies aberrant belief dynamics in a genetic mouse model of schizophrenia. Nature Neuroscience – Epub ahead of print doi: 10.1038/s41593-026-02237-9, 2026).

La provenienza degli autori è la seguente: Yang Tan Collective at MIT and K. Lisa Yang and Hock E. Tan Center for Molecular Therapeutics in Neuroscience, Massachusetts Institute of Technology, Cambridge, MA (USA); McGovern Institute for Brain Research, Massachusetts Institute of Technology, Cambridge, MA (USA); Department of Brain and Cognitive Sciences, Massachusetts Institute of Technology, Cambridge, MA (USA); Stanley Center for Psychiatric Research, Broad Institute of MIT and Harvard, Cambridge, MA (USA); (USA); (USA); Department of Neuroscience, Tufts University School of Medicine, Medford, MA (USA); Department of Neuroscience, Brown University, Providence, RI (USA).

La disfunzione dei recettori del glutammato NMDA (N-metil-D-aspartato) è stata implicata nella fisiopatologia della schizofrenia e dei disturbi dello spettro dell’autismo (ASD). In particolare, si studiano come modelli della fisiopatologia cerebrale topi mutanti eterozigoti portatori della mutazione C456Y di Grin2b, un gene di rischio ad alta affidabilità, codificante la subunità GluN2B dei recettori NMDA del glutammato, la cui importanza per la cognizione è nota fin dai primi esperimenti che, ingegnerizzandone le subunità, crearono i cosiddetti “topi cervelloni”. Lo scorso gennaio Zohreh Farsi e colleghi coordinati da Morgan Sheng hanno pubblicato uno studio in cui si rileva che nei topi mutanti Grin2b c’è alterazione della neurogenesi ippocampale, oltre che uno splicing mRNA aberrante[1].

Tingting Zhou e colleghi hanno generato un topo portatore di una mutazione puntiforme in Grin2a associata alla schizofrenia (Grin2aY700X+/-) e hanno sviluppato un compito di foraggiamento tracciabile in termini computazionali per valutare nei topi le strategie decisionali guidate da ciò che il topo crede. I topi Grin2aY700X+/- avevano prestazioni inferiori rispetto a quelli a genotipo normale allevati come loro compagni di cucciolata (littermates); tale difetto prestazionale è stato ricondotto dagli autori dello studio a stati cognitivi instabili, dovuti a una rappresentazione dei valori del compito dinamico disturbata per interferenza del “rumore” sul segnale.

Tingting Zhou e colleghi hanno dimostrato che i neuroni del nucleo mediodorsale del talamo dei topi a genotipo naturale codificano i valori del compito dinamico e gli stati funzionali cognitivi. Proprio i neuroni del nucleo mediodorsale del talamo dei mutanti Grin2aY700X+/- sono ipofunzionanti e, quindi, si candidano a principali responsabili del deficit di prestazione decisionale dipendente dall’elaborazione adattativa ai valori varianti del compito.

Per verificare la fondatezza di questa deduzione, i ricercatori hanno prodotto l’inibizione optogenetica dei neuroni del nucleo mediodorsale del talamo nei topi a genotipo naturale. Il risultato è stato una “fenocopia”, ossia una riproduzione del fenotipo comportamentale, dei topi Grin2aY700X+/-. Un’ulteriore conferma della responsabilità di questi neuroni talamici nel causare il “difetto di aggiornamento”, si è avuta accrescendo nei topi Grin2aY700X+/- l’attività del nucleo mediodorsale: le prestazioni sono diventate sostanzialmente identiche a quelle dei roditori normali di controllo.

Considerando l’insieme dei risultati di questa sperimentazione, per il cui dettaglio si rinvia al testo integrale dello studio originale, Zhou e colleghi concludono che il nucleo mediodorsale del talamo si può considerare un “nodo chiave” della disfunzione cognitiva della schizofrenia e un potenziale bersaglio per nuove terapie.

 

L’autore della nota ringrazia la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle recensioni di argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).

 

Giovanni Rossi

BM&L-21 marzo 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

 

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[1] Farsi Z. et al., Aberrant mRNA splicing and impaired hippocampal neurogenesis in Grin2b mutant mice. iScience 29 (2): 114700, Jan. 15, 2026.